Dott.ssa Teresa Ragusa +(39) 328.4061715
Psicologo Psicoterapeuta – Specialista in Psicoterapia Breve

Improve Yourself!

Pubblicato sul giornalino “Il Comune di Loreto”, n° 9, 2004
Per i giovani che intendono prevenire la dipendenza patologica
IMPROVE YOURSELF! Questo il titolo del progetto.
Psicologo e sociologo insieme (Dott.ssa Teresa Ragusa e Dott. Giuseppe Donato)

Il progetto “Improve yourself”, approvato dall’istituto Einstein, e finanziato dal Comune di Loreto, nasce specificatamente dal desiderio di intervenire in maniera concreta e costruttiva per la formazione dei soggetti in età adolescenziale, per la prevenzione alla dipendenza patologica.

Riflettendo a priori al complesso sistema di relazioni che ogni individuo costruisce nel suo percorso di vita, è emersa la necessità di non agire individualmente ma di intervenire a livello di “rete” e “relazioni sociali”.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (O.M.S.) definisce la tossicodipendenza come una patologia “cronica” e “recidivante”. Scopo prioritario del progetto è di costruire una sinergia, una compliance tra i professionisti ed i ragazzi del 4° anno dell’istituto Einstein (Loreto).

La prospettiva è che il disagio non diventi patologia come appunto tossicodipendenza, alcoolismo o comportamenti devianti in genere. In questo contesto appare chiaro che per agire sulla “rete” è necessario portare avanti una filosofia del gruppo.

Il gruppo più prossimo all’individuo, nell’ambiente scolastico, è ovviamente la classe. Il titolo del progetto rende evidente l’importanza della partecipazione costruttiva dei soggetti coinvolti.

Il termine “enpower” è preso in prestito proprio dal mondo della sanità, in cui ogni cittadino è coinvolto nella partecipazione e soprattutto nelle scelte per la propria salute, attraverso un percorso di miglioramento individuale e, conseguentemente, collettivo.

Prevede la formazione di un cittadino più informato e capace quindi di meglio gestire i complessi processi che determinano la propria salute. Il titolo più adatto c’è sembrato quello che in italiano è riassunto in “migliora te stesso” o “valorizza te stesso”.

Il progetto tiene in considerazione una visione multidisciplinare attraverso la presenza di una psicologa e di un sociologo, che tra l’altro, completano anche le differenze di genere, molto utili quando si pensa di realizzare interventi in gruppi misti.

Si è pensato di applicare il progetto a 4 classi su 7 del quarto anno, dell’istituto Einstein, al fine d’operare in maniera più efficace in rapporto alle ore a disposizione.

Obiettivo del progetto è di realizzare l’autonomia intesa come capacità di riflettere su di sé, e darsi l’organizzazione necessaria per superare le difficoltà. Il progetto prevede un’alleanza di lavoro con i ragazzi.

Improve yourself presenta una grande sfida perché c’è una buona dose di rabbia in alcuni ragazzi.

L’aggressività rinvenuta in loro è tanta. Cosa c’è dietro la rabbia? A nostro parere c’è la difficoltà a sostenere gli studi. Metodo di studio, concentrazione, motivazione, sono scarsi e le frustrazioni imperano. E’ palpabile la scontentezza generale che i ragazzi vivono.

Come esperti, ci sentiamo di poter affermare che l’aggressività rinvenuta non sia (per nulla) positiva, giacché non finalizzata ad un obiettivo ma indicatrice di situazioni complesse; è una rabbia che si disperde attraverso aggressività, apatia, comportamenti disturbanti e inevitabile scarsa propensione all’attività didattica.

Rabbia e demotivazione, sono le due facce della stessa medaglia, che inibiscono anche la capacità relazionale e comunicativa prima di tutto tra i pari, In alcune classi, sono molto evidenti contrasti e situazioni di leadership tra i ragazzi.

La manifestazione del contrasto è espressa con l’atteggiamento di sfida ai professori, alle istituzioni e ipotizziamo alle famiglie stesse.

Pensiamo che la rabbia e la demotivazione, risieda anche nella difficoltà d’interloquire. Paradossalmente, l’epoca della comunicazione si caratterizza all’impossibilità del dialogo.

Come sfruttare la rabbia dei ragazzi nel miglioramento di sé se a questa si unisce anche un certo disinteresse verso il progetto? Molti non vogliono conversare, bensì disturbare, accusare, aggredire, sfottere.

Con l’istaurarsi di un crescente rapporto di fiducia con i ragazzi, utilizzando il dialogo, cercheremo di conoscere il loro malessere sociale e interpersonale, e proporremo scambi per altri punti di vista. Attendevamo la sfida.

Abbiamo altresì considerato che l’alleanza di lavoro fosse la forma di rapporto più vicina all’instaurazione di fiducia, e perciò ci aspettavamo una collaborazione. Il participio passato che qui utilizziamo indica la riserva di verificare le nostre attese.

A più di un mese dall’inizio degli interventi nelle classi considerate, le nostre ipotesi si sono verificate parzialmente vere.

La parzialità è per due motivi: 1) non è sufficiente parlare d’alleanza di lavoro quando veniamo percepiti a priori come dei machiavellici imbroglioni; 2) poco tempo è trascorso per attivare la fiducia reciproca, con alcuni di loro.

Vogliamo ora tentare di metterci nei panni d’alcuni ragazzi, per capire il loro punto di vista e quindi poterci idealmente avvicinare e stabilire un contatto. Chiediamo scusa fin d’ora ai lettori e ai giovani che non si riconoscono nel linguaggio utilizzato.

Ci prefiguriamo: “Ecco le solite cagate degli psicologi e sociologi, che blaterano su di noi senza conoscerci, e per il solo fatto d’essere adulti vogliono dirci cosa è meglio per noi”.

Questo primo sguardo è per noi vero perché è nella natura dell’adulto moralizzare, indicare, insegnare “ad altri” quello che è lui o vorrebbe essere, ecc.

L’istinto forte giovanile di diffidare dell’adulto è, a sua volta, “connaturato” in alcuni giovani. Ecco quindi che i due opposti, adulto e giovane si scontrano: l’uno che vuole imprimere se stesso nel giovane, e l’altro che rifiuta l’impressione dell’adulto.

Se pensiamo in termini di regole sociali, i giovani hanno ragione di vederci in questo modo, se però pensiamo in termini di svelamento delle risorse, allora i giovani sbagliano.

Questa è la nostra idea, ed è questa che vogliamo fare arrivare ai ragazzi. Le idee però sono difficile da trasmettere, soprattutto quando nel rapporto sono vissute manipolative anziché arricchenti.

C’è per noi una stonatura sociale se molti giovani percepiscono male l’adulto. Troppe, tante cose si possono dire sulla percezione dei giovani verso l’adulto. Proviamo una nostra analisi (riduttiva certo) molto quotidiana e che ha le radici nell’infanzia dei giovani.

Immaginiamo d’essere piccoli. Siamo per strada, magari agli inizi delle nostre prime uscite senza i genitori che ci hanno insegnato il pericolo stradale.

Passano le macchine, piano o sfreccianti; dobbiamo attraversare la strada, nessuno però ci dà la precedenza.

Finalmente passiamo perché in quel momento non ci sono all’orizzonte macchine. Impariamo che la strada è… delle macchine.

Le macchine però le guidano i grandi, quindi la strada è degli adulti, questo diventa un apprendimento spontaneo della strada e della guida.

Continuiamo l’esempio immaginativo, andiamo alle superiori, vengono i cosiddetti esperti a parlarci di circolazione stradale, di come ci si deve comportare per strada in fatto di velocità, o del sabato sera, o altro.

Ora immaginiamoci l’effetto che ci può fare l’esperto, che vuole riempire la testolina a noi giovani sul comportamento da tenere in strada, se da bambini abbiamo atteso impazientemente che ci dessero la precedenza nell’attraversare la strada.

C’è ipocrisia bella e buona, perché magari anche l’esperto è di quelli che se vedono un bambino che deve attraversare la strada non gli danno la precedenza, lo ignorano oppure evitano all’ultimo momento d’investirlo.

Da quest’esempio arriviamo ora a considerare come hanno risposto gli studenti delI’Eistein a due affermazioni su cento, al test I.O.G.A (inventario opinioni guida automobile) di personalità.

Ad ogni affermazione dovevano dare un giudizio espresso su scala da O (completo disaccordo) a 10 (completo accordo). Il giudizio che si discostava dagli estremi andava espresso con numeri interi.

All’affermazione “La strada è di tutti”, i punteggi di un certo interesse riscontrati sono 6,73 (minimo) e di 8,93 (massimo), con una deviazione standard rispettivamente di 2,90 e 2,45.

Per noi è rilevante la differenza media fra i due punteggi considerati, in cui è deducibile che il valore più basso è 4 (6,73 — 2,90 = 3,83), e 6 (8,93 — 2,45 = 6,48) nelle rispettive classi. Per inciso, le altre classi hanno punteggi medi superiori a 8, e una sola classe pari a 7,50.

L’affermazione “Non mi piace essere sorpassato per strada” ottiene un punteggio medio relativamente alto (quindi verso l’accordo) pari a 6,15, e il più basso pari a 3,84 (quindi verso il disaccordo).

L’aspetto più interessante è il confronto fra i punteggi (medi) a questi due item, poiché è la stessa classe che esprime relativo accordo alla prima affermazione e così pure nella seconda. Vedasi di seguito.

6,7368 2,9021
6,9474 2,6089
5,7368 2,9545
7,2105 2,7422
2,2105 2,8875
4,5789 3,0092
7,4211 3,32
6,1579 3,3197
*1.“La strada è di tutti”
*2.“Non mi piace essere sorpassato per strada” (mm. = 3, max = 10)

È pressoché uguale il valore medio nei due item, varia invece la deviazione standard, facendo ipotizzare che ci sia minore omogeneità nella seconda affermazione che alla prima.

Qual è il significato al punteggio minimo in 1. (min = 4), e massimo in 2. (max = 10)? Ricordiamo: verso zero è espresso il disaccordo con l’affermazione, e verso dieci accordo.

Il significato possibile è per noi un atteggiamento di spericolatezza alla guida. Ipotizziamo che questa sia una contro-risposta ad esperienze personali nei diversi ambienti di vita; strada compresa.

Il caso gioca il suo dado facendo vivere esperienze buone ad alcuni e cattive ad altri, tali che la distensione o la rivalsa nella crescita dell’individuo favorisce alcuni comportamenti e atteggiamenti.

L’apprendimento per automatismi è prevalente da quello della ragione.

La classe che ha ottenuto punteggio medio più elevato nella prima affermazione, ha poi raggiunto un valore medio nella seconda corrispondente a giudizio neutrale (5), c’è un atteggiamento in linea con “La strada è di tutti”.

Vale a dire è anche di quelli che sorpassano o vanno veloci. Vedasi di seguito:

8,9333 2,9021
8,6667 2,7691
5,5333 2,9827
8,1333 2,4219
2 2,9385
3,0667 2,8023
7 3,4256
5 3,5890
*1.“La strada è di tutti”
*2.“Non mi piace essere sorpassato per strada” (mm. = 3, max = 10)

Nell’affermazione 2, in generale, corrispondono punteggi medi da 3,58 a 6. Abbiamo fatto un gioco d’immagini avvalorato dai numeri, che solo in parte è il frutto d’esperienze stradali e molto invece di vissuti nell’arco di vita, in generale.

Inoltre l’esempio poco ha a che vedere con gli interventi che facciamo nelle classi, nel senso che gli autori non si occupano di circolazione stradale, bensì di valorizzazione personale.

L’esempio è solo un modo per tentare di far comprendere perché è importante avvicinarci ad alcuni ragazzi, le loro ragioni della rabbia rinvenuta, le sfide attuate con naturalezza quasi innata.

L’esempio è uno spaccato delle tante frustrazioni che alcuni ragazzi vivono. Esse si manifestano con comportamenti poco piacevoli per chi cerca di interagire con loro, però è utile superare la parvenza e andare incontro alle necessità non espresse per diffidenza, e non perché assenti.

Dove manca il giovane è perché ha mancato l’adulto, ma quando il ragazzo ostenta ostilità anche verso chi gli va incontro allora si gioca con le sue mani un altro destino

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